Eddie Jordan F1
Credits: profilo Twitter F1

Eddie Jordan ha perso la sua battaglia contro il cancro, nonostante lo abbia combattuto in maniera tenace e coraggiosa: per chi ha vissuto la grandeur della F1 negli Anni Novanta e l'epopea della Jordan Grand Prix è difficile credere che l'unico vero outsider del Circus negli ultimi trent'anni sia stato messo alle corde e sconfitto, ma la malattia non guarda in faccia nessuno e colpisce con forza.

Istantanee e ricordi

Se, personalmente, dovessi associare un riflesso pavloviano al nome Eddie Jordan, probabilmente metterei sul tavolo tre momenti, tutti stranamente associati a Michael Schumacher. Il primo riflesso riguarda la Jordan 191 verde e blu, monoposto del debutto nel Circus per la scuderia irlandese. Il secondo rimanda al GP d'Europa del 1999, quello della gomma di Eddie Irvine, dove Heinz-Harald Frentzen (pilota della scuderia irlandese) era un serio pretendente al Titolo Mondiale.

Il terzo momento è più vicino nel tempo e vede Eddie Jordan non più al timone della scuderia, ma con un microfono in mano: l'irlandese nel 2012 pronosticava, quando le acque erano ancora ferme, il passaggio di Lewis Hamilton in Mercedes al posto di Michael Schumacher, un evento impensabile visto il rapporto dei due piloti con le scuderie di allora (McLaren e, per l'appunto, Mercedes).

La dote speciale

Jordan aveva una dote molto speciale: era molto bravo a convincere la gente a unirsi a lui. Tale dote si era declinata, negli anni della scuderia, nella straordinaria capacità nel procurarsi i soldi necessari per andare avanti con il suo progetto, anche nei momenti più difficili, quando tutto poteva andare a rotoli (cosa già nell'aria per l'anno 1992, il secondo nel Circus). A tal proposito, rimarrà negli annali della F1 il modo con cui aveva convinto l'ente per il turismo irlandese a sponsorizzare le monoposto impegnate nel Mondiale:

"Sono andato e ho detto: 'Guardate, abbiamo un Paese che è famoso per cose come patate, burro e Guinness. Per voi sarebbe più facile farvi pubblicità associandovi ad un team di F1, è il pinnacolo della tecnologia'."

Il suo stile, sicuramente vulcanico, nascondeva una determinazione feroce e l'audacia necessaria per far diventare realtà quelli che, per le persone senza i suoi caratteri distintivi, rimangono sogni umidi e follemente impossibili. Più di una volta Jordan si è reso protagonista di decisioni, viste da fuori, discutibili, ma probabilmente essenziali per tirare avanti la baracca.

Nessuno come lui

Eddie Jordan F1
Credits: profilo Twitter F1

Non c'era nessun altro in giro che avrebbe potuto creare una scuderia di F1 dal nulla, pur nei ruspanti Anni Novanta, e portarla, da outsider indipendente, verso l'empireo dei primi posti negli anni migliori. Del resto non ci si poteva aspettare nulla di differente da una persona che aveva lavorato nei porcili in quel di Silverstone, che aveva anche pensato di farsi prete, che aveva corso in F3 e, capendo che l'attività al volante non lo avrebbe portato da nessuna parte, ha cominciato a gestire le sue monoposto per quel campionato, mettendo le basi per la futura scalata.

L'ascesa avrebbe portato la costruzione di una scuderia, quella basata a Silverstone, che nel corso degli anni e con il passare delle gestioni (ora è Aston Martin) ha sempre mantenuto una forte connotazione nel saper arrangiarsi per stare al passo con i tempi. Un nome, quello della Jordan Grand Prix, che vede ancora oggi tifosi presentarsi sui tracciati di tutto il mondo indossando una delle casacche gialle dell'era Benson & Hedges. A tal proposito, Gary Anderson ha dichiarato:

"A tutti noi, e in particolar modo a EJ, piaceva molto superare i grandi. E abbiamo avuto il piacere di farlo molte volte, il che è probabilmente il motivo per cui la squadra aveva così tanti fan".

Outsider fino in fondo

Finita l'esperienza con la scuderia, Eddie ha mantenuto una presenza attiva e molto visibile in F1 nelle vesti di esperto, con il caratteristico tratto da outsider, spesso con opinioni ed osservazioni divertenti o fuori dal mondo, tuttavia qualche volta (come nel caso dell'avvicendamento Schumacher - Hamilton di cui sopra) corrette.

Sicuramente alla F1 manca e mancherà un personaggio così rivoluzionario, capace di inserirsi in un sistema ingessato partendo dal basso e, in qualche modo, cambiando le regole del gioco. La cosa più triste è affacciarsi alla finestra e vedere che non c'è all'orizzonte nessuno che ne ha raccolto il testimone.

God may bless you, Eddie.

Luca Colombo