Credits: Formula 1 / X.com
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La Formula 1 del Sol Levante fa 50: l’edizione 2025 del Gran Premio del Giappone sarà la cinquantesima nella storia dell’evento nipponico, organizzato per la prima volta nel 1963 a livello nazionale prima di entrare nel Circus 13 anni dopo. Tra Fuji e Suzuka, il GP Giappone ha scritto moltissime pagine della storia della Formula 1, con 13 Mondiali Piloti assegnati nel paese asiatico: celebriamo il Gran Premio n.50 andando a rivivere le cinque edizioni più memorabili dell’evento nipponico.

Fuji 1976

Cominciamo proprio dal primo GP Giappone valevole per un Campionato del Mondo di Formula 1: nel 1976 il Circus andò al Fuji Speedway per l’atto finale di un Mondiale da cinema . La stagione era stata infatti segnata dall’accesa rivalità tra James Hunt (McLaren-Ford) e Niki Lauda (Ferrari), con l’austriaco della Scuderia di Maranello che era davanti in classifica sul pilota del team di Woking di 3 punti nonostante il terribile incidente al Nordschleife nella quale rischiò di perdere la vita (fatti raccontati sul grande schermo nel film “Rush”).

James Hunt McLaren F1 Fuji 1976
Credits: McLaren / X.com

La prima gara di F1 sul suolo nipponico venne segnata da un terribile acquazzone che rese le condizioni della pista quasi proibitive: Lauda, ancora segnato dai fatti del Nurburgring, decise che era troppo pericoloso correre e si ritirò ai box dopo soli due giri. A questo punto basterebbe un quarto posto a Hunt per prendersi il suo primo titolo iridato e il britannico, nonostante una foratura e una sosta lenta nella parte finale di gara, riuscì a rimontare e ad arrivare terzo al traguardo, diventando così Campione del Mondo per la prima ed unica volta nella sua carriera.

Suzuka 1989

Dopo il 1977, il GP Giappone di F1 non si corse fino al 1988, quando l’evento nipponico tornerà nel calendario, ma stavolta a Suzuka e come penultimo appuntamento della stagione. Il primo momento da cartolina del circuito a forma di 8 arriva subito l’anno dopo, con il duello per il titolo tra Ayrton Senna e Alain Prost. I due piloti dominatori delle ultime stagioni con la inarrivabile McLaren-Honda avevano sviluppato una rivalità che farà la storia della F1 e, dopo il primo titolo di Ayrton l’anno prima, nel 1989 era Alain in vantaggio con ben 16 punti sul brasiliano e l’opportunità di prendersi il titolo prima della tappa finale di Adelaide.

Senna conquistò la pole position al sabato, ma alla domenica fu Prost a partire meglio e a portarsi davanti dopo la prima curva. Da lì in poi fu un continuo inseguimento fino al fatidico giro 46: il brasiliano provò da lontano il sorpasso alla chicane Casio Triangle, il francese chiuse la porta e le due monoposto si scontrarono. Prost uscì dalla sua MP4/5, mentre Senna ritornò in pista e rimontò fino a vincere la gara, salvo però venire squalificato dalla FIA per essere rientrato tagliando la chicane (guida pericolosa), consegnando di fatto la vittoria ad Alessandro Nannini (Benetton-Ford) e il terzo alloro iridato ad Alain, con annesse polemiche di Ayrton contro il presidente Balestre (e cominciando a pianificare la sua vendetta).

Suzuka 1990

Un anno dopo, stesso luogo, stessi protagonisti ma copione diverso. Stavolta era Senna il favorito con la McLaren mentre Prost, passato alla Ferrari dopo la fine dei rapporti con Ron Dennis (e con Ayrton), era costretto a vincere per recuperare il gap di 9 punti e portare avanti la lotta almeno fino ad Adelaide. La qualifica sorride di nuovo al brasiliano, in pole position davanti al pilota transalpino, ma stavolta le polemiche cominciano prima della gara con la richiesta (negata) da parte di Ayrton di spostare la piazzola della pole dalla parte sinistra del tracciato a quella destra più gommata.

La tensione esplode nella gara: Prost parte meglio, arriva primo in curva 1, Senna si butta all’interno senza pensarci e lo tampona, gara finita per entrambi e Mondiale 1990 assegnato ad Ayrton. La vendetta del brasiliano è servita, ma non per questo la gara fu meno interessante: a vincere fu un Nelson Piquet che, grazie alla sua strategia senza soste e ai ritiri di Berger e Mansell, firmò un 1-2 Benetton insieme a Roberto Moreno. Poi ci fu un incredibile Aguri Suzuki (Larrousse-Lamborghini) che concluse terzo davanti a Riccardo Patrese (Williams-Renault) per diventare il primo pilota nipponico nella storia della F1 ad andare a podio nel suo GP di casa: un risultato che verrà ripetuto solamente 22 anni dopo da Kamui Kobayashi.

Suzuka 2005

Kimi Raikkonen McLaren F1 Suzuka 2005
Credits: F1 / X.com

La memoria dell’era dei V10 a Suzuka riporterà a molti tifosi ai duelli iridati tra Hakkinen e Schumacher e, specialmente in casa Ferrari, al Mondiale 2000 che riportò il titolo piloti a Maranello dopo ben 21 anni. Ma tra i tantissimi classici che ci ha regalato “l’ottovolante” nel nuovo millennio non potevamo non includere l’edizione 2005 del GP Giappone. Il cambio regolamentare sul fronte pneumatici e sul format qualifiche ha cambiato decisamente le carte in tavola e il paese del Sol Levante, con il Mondiale Costruttori ancora in palio tra Renault e McLaren-Mercedes, ci regalò una gara davvero indimenticabile.

La prima fila vide Ralf Schumacher in pole position con la Toyota davanti a Button sulla BAR-Honda, ma gli occhi furono tutti sui big che partirono indietro con Michael Schumacher 14° e Fernando Alonso e Kimi Raikkonen in 16a e 17a posizione. Essi furono protagonisti di grandi rimonte, con sorpassi uno più bello dell’altro (come quello di Alonso su Michael alla 130R), ma il vero MVP fu un Raikkonen che, in grandissima palla, continuò a risalire fino a passare Giancarlo Fisichella (Renault) all’ultimo giro per la vittoria della gara. Un successo di grandissimo prestigio per “Iceman”, anche se il ritiro di Montoya e il terzo posto di Alonso permetteranno a Renault di sorpassare la McLaren per andare a vincere il loro primo titolo costruttori.

Fuji 2007

Dopo il 2006, Suzuka riconsegnò brevemente il testimone al Fuji Speedway che, a seguito di un pesante processo di rinnovamento, ospitò il GP Giappone per i prossimi due anni. La prima di queste due edizioni, nel 2007, divenne uno degli ultimi classici della Formula 1 nel Sol Levante: la terz’ultima prova del Mondiale di quell’anno era segnata dalla sfida al vertice tra le McLaren-Mercedes di Lewis Hamilton e Fernando Alonso e la Ferrari di Kimi Raikkonen e, soprattutto dalla pioggia battente che scese sul circuito nella giornata di gara.

Quello che seguirà sarà un Gran Premio da odissea per i piloti: dalla scelta sbagliata delle Ferrari di partire con le intermedie e i primi 19 giri percorsi dietro Safety Car alle moltissime battaglie e incidenti (tra cui quello tra Webber e Vettel su Red Bull e Toro Rosso), a vincere sarà un Lewis Hamilton a vincere davanti ad un ottimo Heikki Kovalainen (Renault) e ad un Kimi Raikkonen in rimonta. Il momento più alto della gara fu però la lotta all’ultimo giro tra Robert Kubica e Felipe Massa, con il brasiliano della Ferrari che riuscì ad avere la meglio sul polacco di BMW-Sauber per il sesto posto.

Oltre al 2000, tra le menzioni d’onore del GP Giappone vogliamo inserire anche l’edizione 2022 a Suzuka. Una gara che fu travagliata e in parte oscurata da una gestione della FIA approssimativa e molto rivedibile (soprattutto nel “caso” della gru a bordo pista), ma che vide una grandissima prova di un Max Verstappen che dominò la gara e, grazie anche ad una penalità post-gara nei confronti di Charles Leclerc, si ritrovò a conquistare matematicamente il titolo piloti a casa della Honda con 4 gare d’anticipo, diventando l’ultimo pilota a diventare Campione del Mondo di Formula 1 a Suzuka.

Andrea Mattavelli