Zak Brown, team principal McLaren
Credits: Zak Brown Official X page

Stefano Domenicali non si ferma e continua a cercare nuovi sbocchi per la F1. Il manager imolese, fresco di rinnovo come CEO del Circus targato Liberty Media fino al 2029, si è recato in Thailandia per aprire le trattative con il governo locale, desideroso di ospitare il proprio GP. Resta il nodo del numero di gare, veramente troppo elevato: in tal senso, è stato Zak Brown a farsi portavoce dei team con una proposta che vorrebbe una quota di gare fisse e altre ad alternarsi in anni diversi. 

Domenicali vola a Bangkok: “Piani impressionanti”

Credits: F1 Official website

Non ha perso tempo, Stefano Domenicali. Subito dopo la bandiera a scacchi di Melbourne, si è messo su un aereo ed è partito alla volta di Bangkok, dove ha incontrato il primo ministro thailandese, la premier Paetongtarn Shinawatra. Lo stato del Sud-Est asiatico, infatti, da anni ormai ospita il round della MotoGP, e ora pare più che intenzionato ad accaparrarsi anche una tappa del Mondiale di F1. Le trattative sono agli inizi, ma da parte di Domenicali trapela un certo ottimismo in merito. 

Sono stato lieto di incontrare Paetongtarn Shinawatra, il Primo Ministro della Thailandia e il suo team per discutere dei loro impressionanti piani per ospitare una gara a Bangkok. Non vedo l'ora di continuare le nostre discussioni nelle settimane e nei mesi a venire.

Ora, non ci sono indicazioni specifiche, ma pare proprio che si tratti di un progetto relativo ad un tracciato cittadino nella capitale. Un altro, verrebbe da dire. Beh, se proprio si deve andare a correre in Thailandia, francamente, meglio non prendere neanche in considerazione il Chang Circuit di Buriram, che in questi ultimi anni è risultato di dimensioni troppo ridotte addirittura per le MotoGP.

La proposta di Zak Brown

Negli ultimi tempi, almeno stando a quello che ci viene raccontato da Liberty Media, sembra esserci veramente una corsa per accaparrarsi un posto al sole del Circus. Si è parlato sì di Thailandia, ma anche del fantasmagorico tracciato di Qiddya e del Rwanda, oltre che di un possibile ritorno in auge del Sudafrica. Resta però un problema fondamentale: la F1, già oggi, è al limite. Lo ha sottolineato bene Zak Brown, che ha anche messo sul piatto una proposta in merito. 

Non credo che la Formula 1 abbia raggiunto il suo apice, il che è piuttosto eccitante. È chiaro che alcune cose, invece, l'hanno raggiunto. Stiamo facendo 24 gare e non possiamo farne di più. Ci piacerebbe vedere qualcosa di cui si è parlato il passato per far crescere il calendario, magari con 20 gare fisse e 8 che ruotano ogni 2 anni, in modo da entrare nei 28 mercati ma mantenere 24 gare in calendario, che al momento è già molto complicato per tutti. Ma è un modo per continuare a far crescere questo sport. Penso che la competitività sia impressionante.

Un equilibrio difficile da trovare

Le parole di Zak Brown non sono certamente qualcosa di troppo nuovo. E il rinnovo ad anni alterni arrivato per Spa-Francorchamps lasciava già intendere una soluzione di questo tipo. Per la prima volta, però, qualcuno ha iniziato a parlare di numeri e cifre: un fattore che, prima o poi, andava preso in considerazione. Lo abbiamo già sottolineato: la rotazione di tracciati e venues fatica a piacerci, visti soprattutto i precedenti poco felici (vedi Hockenheim e Nurburgring). Al momento, però pare essere l’unica soluzione possibile per evitare che tracciati storici come Spa, ma anche Barcellona e Imola, spariscano definitivamente dalla circolazione. 

Ancora non c’è nulla di ufficiale, dunque, ma il baricentro del Mondiale di F1 sembra destinato a spostarsi sempre più dall’Europa. Piaccia o no, occorre rendersene conto e cercare, da parte degli organizzatori del Vecchio Continente, cercare di correre ai ripari. Allo stesso tempo, le parole di Brown devono far riflettere Domenicali e il suo staff. La ricerca continua di nuovi orizzonti sta portando sempre di più i team di F1 verso un punto di non ritorno: 24 weekend sono il limite massimo, anzi, forse ci si è già spinti troppo in là. 

Nicola Saglia